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  • Immagine del redattoreGiada Ulivi

Una volta basta

Aggiornamento: 14 ago 2023

La ripetizione è fondamentale. Serve a tantissime cose, insegna tantissime cose. Un movimento, uno schema, una procedura, una lingua, una formula. Persino un trauma prova a insegnarti qualcosa a furia di ripetersi. Finché non trovi la strada per uscirne, lui si ripete. Perseveranza. Scrollo clicco spengo. Pausa. Immagine. Ho visto un’immagine che mi torna in mente. Un tizio con l’espressione da foto segnaletica scattata negli anni ‘90 con un nome che è un sostantivo astratto di quelli che taluni sempre negli anni ‘90 si ostinavano ad affibbiare alle figlie femmine fa’ un concerto in un posto grande. Non grande come il Palace Hotel, mi auguro, visto che i biglietti costano più di 2 dollari. Molto di più. Una canzone o simil tale di questo tale credo abbia vita più breve di quella di una farfalla. – Ragazze ho due biglietti per il concerto di stasera e non posso andarci, li volete voi? – Ricordo ogni singolo album che entrava in casa. Erano pochi e dovevano durare tanto. – Certo, li prendiamo noi! – Ma non era difficile, lo stesso brano sentito mille volte non era mille volte uguale. Tu non eri mille volte uguale. La vita scorre attraverso quelle mille volte con una perseveranza da togliere il fiato è il trionfo della ripetizione che stupisce sbalordisce e arricchisce evviva la ripetizione tutto sia ripetibile e ripetuto per essere sempre diverso nella sua uguaglianza non c’è bisogno di altri modi e fatiche usa e getta una tantum buona la prima ma non la seconda figuriamoci dieci non se ne parla voglio qualcos’altro perché mi annoio non gestisco il vuoto e una volta sola non basta. Prendiamo i biglietti, infiliamo i caschi e via in motorino. In men che non si dica siamo allo stadio. Coda tornelli gradinate e tribuna con il cuore a tremila appena in tempo per l’inizio. Sto in piedi, no seduta, no sto in piedi. Mi volto per vedere se do fastidio a qualcuno e sussulto. Seduti dietro di me, al concerto dei Rolling Stones, Gino e Teresa. Mi rigiro. Lentamente. Tutto diventa estremamente lento e dilatato. Lo so che sono a un concerto rock e non vedo l’ora di cantare a squarciagola saltando come tutti ma loro non sono come tutti. E io lo so. E mi commuovo. Sono seduta accanto a qualcuno che salva, Gino è uno che salva. E come si chiama uno che salva? Ecco. Il resto passa in secondo piano, perché il mondo in primo piano è quello che aspetta di essere salvato e spero con tutto il cuore che i ragazzi suonino al meglio delle loro possibilità per far divertire questa persona meravigliosa che non riesco più a guardare per rispetto e gratitudine. Per tutto il concerto. La straordinarietà di un regalo, di un incontro e di una vita a servizio resta dentro per sempre. Per certe cose, in effetti, una volta basta.

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