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  • Immagine del redattoreGiada Ulivi

E' la guerra negli occhi©

Aggiornamento: 14 ago 2023


Sto. Ma devo andare, ho preso un impegno. Se rinuncio, posso fare qualcosa in quelle due ore? No. Il cuore, tanto, viene con me. Non voglio, non voglio crederci ma non voglio distrarmi. Come se la distrazione recasse offesa e allora fingo di essere distratta, di mettere l’attenzione nel vestirmi prendere lo zaino aprire la porta chiudere la porta scendere le scale uscire in strada continuare a mettere un piede davanti all’altro respirando e guardando. Ma se guardo, vedo. Non vedo i semafori il marciapiede il cielo le macchine, vedo il mondo. Sono in anticipo, decido di attraversare e fermarmi al bancomat. Un ragazzo sta facendo l’operazione, un uomo attende poco distante e poi c’è una signora che cammina su e giù con una carta e il telefono in mano. Aspetto. Il ragazzo finisce e si allontana, l’uomo si dirige a passo sicuro verso lo sportello – Scusi, c’era prima lei o io? – dalla voce della signora non traspare alcuna malizia, il tono è sincero, la domanda reale: lei non sa chi è arrivato prima – C’ero io, chieda a lui se vuole – l’uomo invece risponde piccato, chiede sostegno al ragazzo che annuisce confermando la sua versione e senza altri indugi si mette all’opera digitando i tasti metallici del bancomat. La signora si volta e incrocia me.

– Sono un po’.. –

- .. agitata – le finisco la frase

– Sto pensando ad altre cose –

- Anch’io –

Nessuna nelle due distoglie lo sguardo, abbiamo bisogno di quel tempo insieme, un tempo in cui vederci riflesse l’una nell’altra tra le lacrime che si affacciano sul viso a bagnarci dello stesso sentimento e in un attimo è dolore lutto disperazione impotenza invocazione preghiera incredulità rabbia paura senso di colpa vuoto speranza amore. In un attimo è la guerra. E’ la guerra negli occhi. La signora è ucraina, ma sa di non aver bisogno di dirmelo. Non ha nemmeno avuto bisogno di parlare, l’avevo capito fin dal principio, fin da quando la osservavo camminare su e giù davanti a quel grigio sportello con una carta e il telefono in mano. Perché anche fingendo di essere distratta, il mondo lo vedo. E il mondo non è dall’altra parte del mondo, il mondo è dove sono io, dov’è la signora, l’uomo ignaro e il ragazzo frettoloso. Tutti vogliono cambiarlo, il mondo, sostituirlo, dirigerlo, segnarlo. Nel bene e nel male. Nel bene E nel male. Come fosse una missione, un compito assegnato o meglio un impulso irresistibile e irrinunciabile di azione e reazione e poi altra reazione alla reazione in un circolo vizioso senza fine. Fai agisci rispondi, fai agisci rispondi. Ehi! Tu. Perché non parli? Sto provando a sentire. Che cosa? Il mondo. Forse ha qualcosa da dire, forse qualcosa la sa, forse il suo di compito, la sua missione, il suo impulso irresistibile e irrinunciabile è quello di provarle tutte per farci sentire. Che cosa? Non lo so. Ma sono tanto curiosa di sapere cosa potrebbe dirci il mondo se ci fermassimo ad ascoltare, anche con la guerra negli occhi e il cuore spezzato.

– Grazie –

La signora ha finito la sua operazione al bancomat. Abbassa lo sguardo, mette via la carta e porta il telefono all’orecchio.

- Grazie a lei –

Mi guarda con stupore, poi sorride capendo che ci siamo capite. O forse abbiamo solo sentito il mondo. Insieme.



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