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  • Immagine del redattoreGiada Ulivi

Che anno

Aggiornamento: 14 ago 2023

- Ah dell’82? Allora posso darti del tu, siamo dello stesso anno – Io stavo già dando del tu, perché non avevo sentito tanta differenza. Di età. L’anno dei mondiali e di Blade Runner mi esce dalla bocca a cercare di accorciare le distanze. Inutilmente. Me ne faccio una ragione dando colpa alla regione e pensando in fondo che basta arrivare in fondo alla conversazione per non pensare più. Devo portare a casa il risultato. No. Basta portare a casa la pelle. Sono otto fogli in due settimane, tre telefonate, quattro e-mail e due viaggi. – Qui c’è scritto 18, non te lo posso fare perché (...) – Non sento più nulla. Vedo movimento dietro il vetro ma nessun suono arriva alle mie orecchie. Che pace. Metto la mano in tasca, apro lo schermo del telefono e vedo il mare. Quel posto speciale di mare che sappiamo noi. Sorrido. Se rinasco voglio essere Sting, tu. Stevie Wonder, io. Anche Bobby Mc Ferrin va benissimo. Ahhh ecco che arriva Robin Williams e balliamo come solo i saggi sanno fare cantando il motivetto più profondo che ci sia, quello che ti dice di non raddoppiare i problemi preoccupandotene esattamente come le tradizioni meditative millenarie che indagano la mente e le sue funzioni. – (...) vedi dovrebbero essere almeno 24 per (...) – Uuuh uh uuh uh uuh uh uh uh uh uh uh uuuh. Don’t worry, be happy. Indossiamo dei cappelli strani e abbiamo la sabbia tra le dita dei piedi, il cielo si mescola di rosa e facciamo le doppie voci. Ehi, aspetta un momento...Robin, Bobby, Sting, Stevie.. ma quanta gente avete portato?! Mi volto e tendo la mano alla ragazza coi capelli neri il cappotto nero la borsa nera, con la testa faccio un cenno alla signora all’ingresso coi capelli fulvi e il maglioncino beige e la prendo sottobraccio, i due signori anziani mano nella mano con i pile rossi e i pantaloni di velluto a coste marroni intuiscono al volo, il ragazzino paffuto con gli occhiali neri e lo zaino interspaziale non capisce ma segue l’onda, dal nulla sbucano collane floreali e fontane che profumano di gelsomino mentre il distributore automatico che di solito dà i numeri inizia a sputare piccoli mazzi di lavanda intrecciati e i numeri non li dà più nessuno e neanche un muso lungo o un rimbrotto detto a mezza voce con tutte le ragioni del mondo che ora non ci sono più perché non c’è più quel mondo lì fatto di carico e scarico così mi carico ancora e ancora e no adesso basta aloha balla con me la senti la musica? Uuuh uh uuh uh uuh uh uh uh uh uh uh uuuh. Don’t worry, be happy.

La mia mano destra si alza con il dito indice puntato e lentamente oltrepassa il vetro di sicurezza attraverso quella minuscola fessura al centro. Si abbassa leggermente ma quel tanto che basta perché io senta la fatica nell’avambraccio e sia costretta ad alzarmi sulle punte quando il fastidio arriva alla spalla. Non so cosa voglia fare. Dito mano braccio bacino polpacci piedi tutto punta in unica direzione. Lì. 37. Sto indicando il numero 37 su quel foglio di otto in due settimane, tre telefonate, quattro e-mail e due viaggi. Serena. E sto. – Ah, ma guarda 37. Se sono 37 non c’è problema te lo faccio subito. ’82 eh? Che anno! – Che anno.

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