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  • Immagine del redattoreGiada Ulivi

A un certo punto

Aggiornamento: 14 ago 2023

Niente è come prima. Sono sempre stati lì, ogni volta che li cercavo. Certezze. Porte automatiche tornello cestino tiro dritto ai cereali svolto al pane lascio la frutta alla mia sinistra uno, due, tre passi. Errore. Il primo. E il primo errore non si scorda mai. Perché non lo riconosci come tale. Torno indietro frutta pane cereali. Mi volto e osservo. Sembra tutto come al solito. Sospetto. Aspetto. Riparto. A metà strada faccio una variazione decido di prendere quella cosa che mi serve assolutamente e stavo dimenticando così bene che non mi viene il nome nemmeno mentre l’afferro. E uno. Già che sono qui potrei farmi venire un’idea succulenta.. mmhh.. no, niente. Proseguo. Un bambino dai tratti somatici asiatici gli occhi vispi e una tuta grigia ride toccando i pacchi di farina. La donna che è con lui, verosimilmente sua madre, lo guarda con approvazione e io sono così felice di assistere a quella scena distensiva che posso uscire così. Davvero, giuro mi basta così. No non è vero. ne voglio ancora. Fingo di ricordarmi cosa stavo cercando, mentre ho già trovato tutto quello che cerco. Ridono. Dalla farina sono passati ai biscotti. Biscotti! Questi mi servono. E due. La madre non parla con le parole ma con gli sguardi. Il bambino guarda dappertutto e verseggia saltellando con i piedini scomposti ritmicamente. Decide lui i tempi. Arriva un uomo, verosimilmente il padre, che si armonizza silenziosamente mettendo qualcosa nel loro cestino. Non succede niente. Stanno. In mezzo alla corsia. Non faccio quasi mai la lista, così posso rimproverarmi ogni volta di non ricordarmi cosa devo prendere e poi passare alla parte divertente in cui sono costretta a improvvisare.

Così non è strano se vago con gli occhi persi e l’andatura incerta. E’ un po’ come quando fai l’assolo in uno standard jazz e in fondo tutti sanno che pezzo è quindi puoi improvvisare tranquillamente perché sarà lui stesso a recuperarti mentre galleggi con il fiato pensando intensamente a Chet Baker appeso a un filo di dolore e passione Dio suona come il Cristo Velato che ti scioglie sciogliendosi nel sublime atto di toccare l’immensità che ci chiama da dentro per portarci fuori dai guai e dalle piccole cose per poi riportarci dentro a guardarle di nuovo e scoprire che contengono anche loro il riflesso di quell’immensità. Ecco senti che riprende il tema? Siamo tornati. E loro sono ancora lì, nella corsia dei biscotti. Si muovono. Io con loro. Arriviamo alle casse. Guardo nel loro cestino e ci sono due cose. Come nel mio. Ce ne stiamo per uscire a mani a vuote ma con il sorriso stampato sul volto di chi perdendosi a un certo punto ha trovato qualcosa. Come Chet. Come il jazz. Come due passi scomposti davanti a un pacco di farina. Chi lo sa cosa stavo cercando quando sono entrata al supermercato.

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